"Il parco dedicato a Virgilio …. È riuscito uno dei più belli fra i giardini pubblici dell’URBE. L’architetto de Vico, che anche di questo è stato l’ideatore, pur ispirandosi agli esempi classici che sono una delle più singolari attrattive di roma, è riuscito a formare un parco che risponde alle esigenze del nostro tempo. Una parte di esso è più propriamente destinata ai bambini ed ha una pista per automobiline, un piazzale per le altalene, uno per il teatrino dei burattini …. Vi è inoltre un piazzale per la musica, un laghetto a roccaglie che ne forma il particolare più attraente, radure tranquille per i desiderosi di quiete e, verso la Via Panaro una scala che conferiscono al parco un carattere monumentale …  Il parco è completo di tutti i servizi: acqua potabile che spiccia da due fontanelle artistiche, fognatura, illuminazione elettrica, acqua per l’irrigazione … L’accesso ai veicoli è limitato ad un viale carrozzabile di circolazione, così che la maggior parte del giardino sarà un’oasi tranquilla e riposante. La flora è varia, ma il predominio dei grandi pini, degli elci, dei cipressi e lo sviluppo di siepi di bosco danno al giardino aspetto classico." (BRASHI 1931)

Così, nel 1931, in un articolo celebrativo della politica del Governatorato dell’URBE, Bruno Braschi descrive il Parco Virgiliano.

Il parco Nemorense fu realizzato nel 1930 su un’area verde di una vasta zona compresa nella distrutta Villa Lancellotti, una delle grandi tenute suburbane sacrificate alla espansione edilizia di Roma capitale del regno d’Italia.
Essendo inaugurato nell’anno in cui ricorreva il bimillenario del Poeta il Parco fu dedicato ed intitolato  a Virgilio.

Il progetto dell’area si deve all’arcitetto Raffaele de Vico. Indiscusso protagonista della “politica del Verde” voluta fortemente in quegli anni  dal Governatorato dell’Urbe. Politica affidata dal 1926 al rinnovato e potenziato SERVIZIO GIARDINI.

La frenetica attività promossa dal Servizio portò nel ventennio ad un notevole incremento del numero dei parchi e dei giardini pubblici. Furono realizzate vere e proprie opere per consolidare la concezione del verde secondo la cultura dominante: verde inteso come “aria di godimento per la gente” nei nuovi quartieri.

Il Marignani nel 1931, in Parchi e giardini pubblici del Governatorato nell'anno VIII, in "Capitolium", VII, definiva il verde pubblico come: “nuove oasi di verde e di frescura nella marea crescente dell’espansione edilizia”,o come mezzo per  “ proteggere … dall’edilizia vetusti monumenti”.

E’ dunque in questo periodo storico e con queste indicazioni volute dalla politica del Governatorato di Roma che si colloca la progettazione e la realizzazione del Parco Nemorense, nella zona residenziale sorta tra la Via Salaria ed il nuovo asse viario costituito da Via Po, via Tagliamento e Via Nemorense.

L’opera progettata da Raffaele de Vico riesce a coniugare le esigenze proprie di questa nuova area urbana , pensando a un Quartiere dotato di attrezzature per il tempo libero, aree per i giochi dei bambini tutto armonizzato in una semplice ma raffinata e armonica progettazione ispirata a modelli paesistici e naturali. Conservando e rispettando la configurazione morfologica del terreno, che presentava un dislivello di circa dieci metri, il Parco si sviluppa su un’area di circa quattro ettari.

Nel progetto originario de Vico previde una distribuzione dei viali che definiva e collegava  le zone con diverse destinazioni: l’ampio stradone principale, carrozzabile, percorreva il perimetro del parco, lungo il limite della scarpata a sud, e si articolava con tre viali minori che collegavano l’area per i giochi dei bambini , a nord, e quella per il caffè ed il concerto all’aperto, dal lato opposto. Lungo l’asse trasversale un doppio filare di lecci conduceva ad una fontana con cascatelle in forme barocche, ispirata al modello di villa Lante a Bagnaia, parte del progetto purtroppo mai realizzata.

Il piazzale a Sud era caratterizzato da un laghetto a roccaglie, di forma irregolare, in asse con una cavea per i concerti, anch’essa non realizzata, al cui posto fu invece costruito nel 1933, uno chalet rustico di forma pentagonale, adibito a caffè.

Un sistema di doppie rampe curvilinee e simmetriche, anch’esse di ispirazione barocca, risolvevano felicemente il dislivello della scarpata verso largo Volsinio. Due belvedere erano posti al termine del Viale trasversale, su via Panaro ed in asse al piazzale su via Martignano.
Sulle scarpate laterali e lungo via Nemorense erano previsti boschetti di conifere, mentre lecci, lauri e lingusti erano destinati all’area giochi e piante grasse nelle roccaglie del laghetto.

De Vico adottò un sistema di ordini arborei di differente altezza per sottolineare la gerarchia dei viali: il viale principale era segnato da un doppio filare di alti tigli, il viale che inquadra prospettivamente il laghetto era fiancheggiato da alti pini, mentre i viali secondari erano delimitati da lecci e da prunus pissardi ( alberi da fiore).

Nel corso degli anni trenta il giardino fu ampliato verso sud est allo scopo di costruire una palestra per l’Opera nazionale Balilla e successivamente per la Gioventù Italiana del Littorio, ma i lavori non furono mai realizzati e la concessione per l’edificazione fu revocata nell’immediato dopo guerra.

Il processo lento e progressivo degrado che ha investito dagli anni sessanta anche i più importanti parchi e giardini romani, non ha risparmiato gli arredi monumentali ed i servizi del piccolo parco Virgiliano.
Negli anni ottanta fu effettuato un intervento di recupero sulla base del progetto originario, diretto da Massimo de Vico Fallani nipote di Raffaele. Fu risistemato l’assetto dei viali, furono ripristinate le due fontanelle con mascheroni in marmo e fu restaurata la scalinata a doppia rampa risanando gli intonaci, i laterizi dei gradini e i selci dei ripiani intermedi.

Oggi il parco è interamente pedonalizzato e sostanzialmente mantiene immutato l’impianto progettuale realizzato da Raffaele de Vico.

E’ bene ricordare che alcune strutture, non fisse e recitante, sono state collocate negli anni nel parco lungo via Nemorense: un circolo per anziani con due campi da bocce e un complesso di capannoni che ospitano giochi per i bambini.

Bibliografia:
Bianca Maria Santese
Braschi
Margnani